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Recently in Performances

Poliuto, Glyndebourne

Donizetti’s Poliuto at Glyndebourne could well become one of of the great Glyndebourne classics.

Carmen by ENO

Dystopic vision of Carmen, brought to life by vibrantly gripping performances

Pacific Opera Project Presents Ariadne auf Naxos

Pacific Opera Project, a small Los Angeles company, presented a production of Richard Strauss's Ariadne auf Naxos at the Ebell Club with an excellent group of young singers at the beginning of what should be good careers.

Varispeed pushes the possibilities of opera forward with Robert Ashley’s Crash

Six people, dressed in ordinary clothing, sitting in a row at desks adorned only with microphones and glasses of water, and talking for ninety minutes: is it opera?

Rising Stars in Concert, Lyric Opera of Chicago

The spring concert of Rising Stars in Concert, sponsored by and featuring current members of the Patrick G. and Shirley W. Ryan Opera Center at Lyric Opera of Chicago, showcased a number of talents that will no doubt continue to grace the stages of the world’s operatic theaters.

The Singers Sparkle in New York Opera Exchange’s Carmen

New York Opera Exchange’s production of Carmen from May 8th to 10th highlighted that which opera devotees have been saying for years: Opera, far from being dead, is vibrant and evolving.

‘Where’er You Walk’: Handel’s Favourite Tenor

I have sometimes lamented the preference of Ian Page’s Classical Opera for concert performances and recordings over staged productions, albeit that their renditions of eighteenth-century operas and vocal works are unfailingly stylish, illuminating and supported by worthy research.

The Pirates of Penzance, ENO

Topsy Turvy, Mike Leigh’s 1999 film starring Timothy Spall and Jim Broadbent, dramatized the fraught working relationship of William Gilbert and Arthur Sullivan; it won four Oscar nominations (garnering two Academy Awards, for costume and make-up) and is a wonderful exploration of the creative process of bringing a theatrical work to life.

Manitoba Opera: Turandot

There’s little doubt that Puccini’s Turandot is a flawed, illogical fairytale. Yet it continues to resonate today with its undying “love shall conquer all” ethos, where even the most heinous crimes may be forgiven by that which makes the world go ‘round.

Mariachi Opera El Pasado Nunca se Termina Comes to San Diego

On April 25, 2015, San Diego Opera presented it’s second Mariachi opera: El Pasado Nunca se Termina (The Past is Never Finished) by Jose “Pepe” Martinez, Leonard Foglia and Mariachi Vargas de Tecalitlán.

Antonio Pappano: Royal Opera House Orchestral Concerts

Ambition achieved! Antonio Pappano brought the Orchestra of the Royal Opera House out of the pit and onto the stage, the centre of attention in their own right.

Bedřich Smetana: Dalibor, Barbican Hall

Jiří Bělohlávek’s annual Czech opera series at the Barbican, London, with the BBC SO continued with Bedřich Smetana’s Dalibor.

Orlando Explores Art Without Boundaries

R.B. Schlather’s production of Handel’s Orlando asks the enigmatic question: Where do the boundaries of performance art begin, and where do they end?

The Virtues of Things

A good number of recent shorter operas, particularly those performed in this country, made a stronger impression with their libretti than their scores.

Król Roger, Royal Opera

It has taken almost 89 years for Karol Szymanowski’s Król Roger to reach the stage of Covent Garden.

San Diego Opera Celebrates 50 Years of Great Singing

San Diego Opera, the company that General Manager Ian Campbell had scheduled for demolition, proved that it is alive and singing as beautifully as ever. Its 2015 season was cut back slightly and management has become a bit leaner, but the company celebrated its fiftieth season in fine style with a concert that included many of the greatest arias ever written.

Hercules vs Vampires: Film Becomes Opera!

In the early sixties, Italian film director Mario Bava was making pictures with male body builders whose well oiled physiques appeared spectacular on the screen.

J. C. Bach: Adriano in Siria

At this start of the year, Classical Opera embarked upon an ambitious project. MOZART 250 will see the company devote part of its programme each season during the next 27 years to exploring the music by Mozart and his contemporaries which was being written and performed exactly 250 years previously.

Bethan Langford, Wigmore Hall

The Concordia Foundation was founded in the early 1990s by international singer and broadcaster Gillian Humphreys, out of her ‘real concern for building bridges of friendship and excellence through music and the arts’.

Tansy Davies: Between Worlds (world premiere)

An opera dealing with — or at least claiming to deal with — the events of 11 September 2001? I suppose it had to come, but that does not necessarily make it any more necessary.

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Performances

12 Dec 2004

Don Carlo a Firenze

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin...

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin Mehta non abbandona il podio. Il sommesso scambio di chiacchiere in platea e nelle due gallerie si smorza all'improvviso quando un signore con un microfono in mano esce al proscenio e legge un comunicato che grosso modo dice: il teatro fiorentino censura con forza i tagli ai finanziamenti decisi dal governo e, piu in generale, la sempre minor considerazione che ricevono oggi la cultura e soprattutto il teatro d'opera. Ricorda che il teatro stesso è una casa che dà lavoro a centinaia di persone, le quali hanno deciso di rivelarsi al pubblico non con uno sciopero ma mostrando almeno una parte del lavoro che sta "dietro" lo spettacolo che sta andando in scena.

Il sipario si riapre e il cambio avviene a scena aperta. In pochi minuti decine di macchinisti demoliscono la gigantesca tomba di Carlo V nella chiesa di San Giusto e costruiscono al suo posto l'incredibile prospettiva del chiostro, dove Eboli dovrà intrattenere le dame della corte. E mentre giganteschi pilastri gotici si scoprono dipinti su tela e salgono al cielo, mentre calano le arcate del portico e i cipressi che si alzano nel fondo, mentre l'enorme cancellata d'oro che circondava la tomba viene assicurata a funi e fatta letteralmente volar via, scrosciano gli applausi di un pubblico stupefatto e solidale.

Questa imprevista divagazione nella rappresentazione è stata, al di là del suo significato primo e politico, una vera lezione di teatro, un momento che gli spettatori in sala ricorderanno per molto tempo. E, per di piu, incastonato in uno spettacolo straordinario.

Il Comunale di Firenze ha deciso di rappresentare, a giorni alterni e con due cast diversi, la versione in cinque atti e quella in quattro. Come al solito, quando si decide di rappresentare il Don Carlo si finisce sempre per combinare qualche pasticcio col testo utilizzato: evidentemente non basta decidere per una delle diverse versioni disponibili, da quella di Parigi, ovviamente in francese, in cinque atti e col ballo ma con brani eliminati da Verdi dopo la prova generale per accorciare la durata dello spettacolo, a quelle italiane: Bologna 1867, cinque atti col ballo, semplice traduzione in italiano della versione francese; Milano 1884, ridotta a quattro atti; Modena 1886, riportata a cinque atti ma senza ballo. Nel mezzo, altre modifiche apportate in occasione di una ripresa napoletana. Quella rappresentata a Firenze assieme alla versione di Milano (alla quale pero, se ho capito bene, è stata tagliata l'aria del tenore nel primo atto) è stata nella sostanza la versione di Modena ma con l'aggiunta, come si era fatto alla Fenice nel 1973 e alla Scala nel '77, di due dei brani che Verdi aveva tagliato, solo per ragioni pratiche, prima della prima rappresentazione assoluta: il coro di apertura nel bosco di Fointanbleau e il grande concertato in morte di Posa. Brano a cui Verdi teneva evidentemente molto, visto che tolto dal Don Carlos divenne poi il Lacrymosa della Messa di Requiem. Queste contaminazioni fra versioni diverse mi lasciano sempre perplesso. Non sarebbe piu semplice e corretto decidere per una delle possibili versioni autentiche ed eseguirla sic et simpliciter? E, meglio ancora, non sarebbe ora che qualcuno si decidesse a mettere in scena il primo Don Carlos, quello che ando in scena una volta sola alla prova generale dell'opera?

Quante cose si capiscono vedendo, pur con tutte le sue inevitabili approssimazioni rispetto all'originale, questa ricostruzione di uno dei piu celebri allestimenti di Luchino Visconti! Intanto chi non ha l'età per averne fatto esperienza diretta si trova davanti all'immagine evidente di come si faceva spettacolo d'opera fino agli anni Sessanta, e con essa coglie la vera essenza del grande repertorio italiano, il suo essere manifestazione di una cultura popolare che nella grande mogeneizzazione/americanizzazione/standardizzazione di oggi non esiste piu.

Non è facile, adesso, abbandonarsi con atteggiamento "vergine" a queste scene dipinte, a questa assenza di sovrastrutture intellettualistiche, a questo gusto per l'oleografia, a questo modo di fare regia che ha soprattutto due obiettivi che i registi di oggi nemmeno prendono in considerazione. Il primo: concepire movimenti che rispettino le indicazioni del libretto e i suggerimenti dello spartito e raccontino la storia nella maniera il piu possibile chiara e coinvolgente. Il secondo: cogliere le potenzialità spettacolari del libretto e con lui (e non contro di lui o nonostante lui) costruire, per successive aggiunte, quei tableaux vivants che sono una delle caratteristiche drammaturgiche imprescindibili del grand-opéra. Nello spettacolo di Visconti i quadri finali della scena dell'autodafè e del carcere toglievano il respiro tanto erano belli. E realizzati grazie all'ammirevole padronanza della tecnica registica vera, quella che sa muovere e comporre le masse, che sa recuperare i riferimenti figurativi appropriati, che sa cogliere nel testo i suggerimenti per il proprio contributo senza la patetica pretesa di sovrapporre ad esso drammaturgie alternative spesso inconsistenti.

La realizzazione musicale è stata complessivamente di altissimo livello. Non posso purtroppo andare oltre un giudizio genericamente positivo sulla direzione di Zubin Mehta, poiché credo che la mia collocazione nella sala, proprio sopra la banda degli ottoni e le percussioni, abbia falsato parecchio la mia percezione del contributo orchestrale. Immagino che chi stava in posti meno infelici da questo punto di vista abbia sentito un'orchestra molto piu equilibrata di quanto non abbia sentito io.

Al vertice del cast la Eboli di Violeta Urmana e la Elisabetta di Barbara Frittoli. La prima ha un timbro sfarzoso di mezzosoprano unito a una incredibile facilità nel registro acuto che le ha guadagnato vere e proprie ovazioni dopo un trascinante finale di O don fatale. Barbara Frittoli ha una presenza vocale obiettivamente meno consistente, sia per volume che per bellezza del colore. Il personaggio, poi, deve attendere il quinto atto per giocare la sua grande carta. Ma la sua è stata un'Elisabetta giovane, bellissima, piagata e vocalmente impeccabile. Tu che le vanità è stato un momento di grande commozione, anch'esso salutato da un applauso trionfale.

Roberto Scandiuzzi, Filippo II, ha cominciato non bene, con qualche muggito e accenti rudi e poco convincenti, ma è rientrato ben presto nei ranghi e ha fatto un Filippo duro e giovanile, di grande presenza vocale e scenica.

Fabio Armiliato ha dato una prova efficiente, forse non molto approfondita dal punto di vista dell'interpretazione (la fragilità nervosa del personaggio latitava) ma vocalmente sicura e teatralmente disinvolta. Armiliato è un cantante affidabile, che non si strozza negli acuti e recita e interpreta sia col corpo che con la voce. Bisogna dargli atto che senza essere un fuoriclasse ha saputo dare a quest'immensa opera un protagonista efficace.

Meno significativo il Posa dell'ormai onnipresente Carlo Guelfi, statico sia fisicamente che vocalmente e con una discutibilissima e fastidiosa propensione a mettere la voce nel naso. Il timbro, poi, è comune e poco si addice al nobilissimo personaggio di Rodrigo. Gli va dato atto di aver eseguito i molti trilli previsti dalla partitura, o almeno di averci provato. La resa del personaggio, pero, era incompleta.

Nel complesso, comunque, si è trattato di una serata memorabile, nel corso della quale l'immenso affresco verdiano ha ricevuto una realizzazione fra le migliori oggi possibili.

Riccardo Domenichini

Don Carlo will be broadcast by Radio 3 on 16 December at 1800 GMT. Click here for details.

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