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Recently in Performances

La Bohème, Manitoba

Manitoba Opera’s first production in nine years of Giacomo Puccini’s La Bohème still stirs the heart and inspires tears with its tragic tale of bohemian artists living — and loving — in 1840s Paris.

Arizona Opera Presents Don Pasquale in Tucson

On April 12, 2014, Arizona Opera opened its series of performances of Donizetti's Don Pasquale in Tucson. Chuck Hudson’s production of this opera combined Commedia dell’arte with Hollywood movie history.

Will Don Quichotte Be the Last Production at San Diego Opera?

This quotation from Cervantes was displayed before the opening of the opera’s final scene:

“The greatest madness a man can commit in this life is to let himself die, just like that, without anybody killing him or any other hands ending his life except those of melancholy.”

Gound Faust - Calleja and Terfel, Royal Opera House London

Gounod's Faust makes a much welcomed return to the Royal Opera House. With each new cast, the dynamic changes as the balance between singers shifts and brings out new insights. In that sense, every revival is an opportunity to revisit from new perspectives. This time Bryn Terfel sang Méphistophélès, with Joseph Calleja as Faust - stars whose allure certainly helped fill the hall to capacity. And the audience enjoyed a very good show.

Syracuse Opera’s Porgy and Bess
Got Plenty O’ Plenty

The company ends its 2013-14 season on a high note with a staged performance of Gershwin’s theatrical masterpiece

A New Rusalka in Chicago

Lyric Opera of Chicago’s new production of Antonin Dvorak’s Rusalka is visually impressive and fulfills all possible expectations musically with unquestioned excitement.

Karlsruhe’s Mixed Blessing Ballo

The reliable Badisches Staatstheater has assembled plenty of talent for its new Un Ballo in Maschera.

Louise Alder, Wigmore Hall

This varied, demanding programme indisputably marked soprano Louise Alder as a name to watch.

Luke Bedford: Through His Teeth, Linbury, Royal Opera House

Can this be the best British opera in years? Luke Bedford’s Through His Teeth at the Royal Opera House’s Linbury Theatre is exceptional. Drop everything and go.

Powder Her Face, ENO

As one descends the steel steps into the cavernous bunker of Ambika P3, one seems about to enter rather insalubrious realms — just right one might imagine, then, for an opera which delves into the depths of the seedier side of celebrity life.

Iphigénie Fascinates in the Pfalz

Kaiserslautern’s Pfalztheater has produced a tantalizing realization of Gluck’s Iphigénie en Aulide, characterized by intriguing staging, appealing designs, and best of all, superlative musical standards.

ROH presents Cavalli’s L’Ormindo at the Sam Wanamaker Playhouse, London

Never thought I’d say it but......

Harrison Birtwistle, Elliott Carter, Wigmore Hall, London

Celebrating the 80th birthday of one of the UK's greatest composers (if not the greatest), this concert was an intriguing, and not always stimulating, mix. Birtwistle with Carter makes sense, but Birtwistle with Adams does not - or at least only within the remit of the concert series. The concert was actually entitled “Nash Inventions: American and British Masterworks, including an 80th Birthday Tribute to Sir Harrison Birtwistle” and was the final concert in the “Inventions” series.

Requiem for a Lost Opera Company

On Wednesday, March 19, 2014, General Director Ian Campbell of San Diego Opera announced that the company would go out of business at the end of this season. The next day the company performed their long-planned Verdi Requiem with a stellar cast including soprano Krassimira Stoyanova, mezzo-soprano Stephanie Blythe, tenor Piotr Beczala, and bass Ferruccio Furlanetto.

The Met’s Werther a tasty mix of singing, staging, acting and orchestral splendor

Visual elements in Richard Eyre’s striking production offset Massenet’s melodic shortcomings

Chicago’s New Barber of Seville

New productions of repertoire staples such as Gioachino Rossini’s Il Barbiere di Siviglia bear much anticipation for both performers and staging.

Lucia in LA: A Performance to Remember

On March 15, 2014, Los Angeles Opera presented Elkhanah Pulitzer’s production of the opera, which she set in 1885 when women were beginning to be recognized as persons separate from their fathers, brothers and husbands. At that time many European countries were beginning to allow women to own property, obtain higher education, and choose their husbands.

San Diego Opera Presents an All Star Ballo in Maschera

On March 11, 2014, San Diego Opera presented Verdi’s A Masked Ball in a traditional production by Leslie Koenig. Metropolitan Opera star tenor Piotr Beczala was Gustav III, the king of Sweden, and Krassimira Stoyanova gave an insightful portrayal of Amelia, his troubled but innocent love interest.

Anne Schwanewilms, Wigmore Hall

From the moment she walked, resplendent in red, onto the Wigmore Hall platform, Anne Schwanewilms radiated a captivating presence — one that kept the audience enthralled throughout this magnificent programme of Romantic song.

Die Frau ohne Schatten, Royal Opera

Magnificent! Following the first night of this new production of Die Frau ohne Schatten, I quipped that I could forgive an opera house anything for musical performance at this level, whether orchestral, vocal, or, in this case, both.

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Performances

12 Dec 2004

Don Carlo a Firenze

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin...

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin Mehta non abbandona il podio. Il sommesso scambio di chiacchiere in platea e nelle due gallerie si smorza all'improvviso quando un signore con un microfono in mano esce al proscenio e legge un comunicato che grosso modo dice: il teatro fiorentino censura con forza i tagli ai finanziamenti decisi dal governo e, piu in generale, la sempre minor considerazione che ricevono oggi la cultura e soprattutto il teatro d'opera. Ricorda che il teatro stesso è una casa che dà lavoro a centinaia di persone, le quali hanno deciso di rivelarsi al pubblico non con uno sciopero ma mostrando almeno una parte del lavoro che sta "dietro" lo spettacolo che sta andando in scena.

Il sipario si riapre e il cambio avviene a scena aperta. In pochi minuti decine di macchinisti demoliscono la gigantesca tomba di Carlo V nella chiesa di San Giusto e costruiscono al suo posto l'incredibile prospettiva del chiostro, dove Eboli dovrà intrattenere le dame della corte. E mentre giganteschi pilastri gotici si scoprono dipinti su tela e salgono al cielo, mentre calano le arcate del portico e i cipressi che si alzano nel fondo, mentre l'enorme cancellata d'oro che circondava la tomba viene assicurata a funi e fatta letteralmente volar via, scrosciano gli applausi di un pubblico stupefatto e solidale.

Questa imprevista divagazione nella rappresentazione è stata, al di là del suo significato primo e politico, una vera lezione di teatro, un momento che gli spettatori in sala ricorderanno per molto tempo. E, per di piu, incastonato in uno spettacolo straordinario.

Il Comunale di Firenze ha deciso di rappresentare, a giorni alterni e con due cast diversi, la versione in cinque atti e quella in quattro. Come al solito, quando si decide di rappresentare il Don Carlo si finisce sempre per combinare qualche pasticcio col testo utilizzato: evidentemente non basta decidere per una delle diverse versioni disponibili, da quella di Parigi, ovviamente in francese, in cinque atti e col ballo ma con brani eliminati da Verdi dopo la prova generale per accorciare la durata dello spettacolo, a quelle italiane: Bologna 1867, cinque atti col ballo, semplice traduzione in italiano della versione francese; Milano 1884, ridotta a quattro atti; Modena 1886, riportata a cinque atti ma senza ballo. Nel mezzo, altre modifiche apportate in occasione di una ripresa napoletana. Quella rappresentata a Firenze assieme alla versione di Milano (alla quale pero, se ho capito bene, è stata tagliata l'aria del tenore nel primo atto) è stata nella sostanza la versione di Modena ma con l'aggiunta, come si era fatto alla Fenice nel 1973 e alla Scala nel '77, di due dei brani che Verdi aveva tagliato, solo per ragioni pratiche, prima della prima rappresentazione assoluta: il coro di apertura nel bosco di Fointanbleau e il grande concertato in morte di Posa. Brano a cui Verdi teneva evidentemente molto, visto che tolto dal Don Carlos divenne poi il Lacrymosa della Messa di Requiem. Queste contaminazioni fra versioni diverse mi lasciano sempre perplesso. Non sarebbe piu semplice e corretto decidere per una delle possibili versioni autentiche ed eseguirla sic et simpliciter? E, meglio ancora, non sarebbe ora che qualcuno si decidesse a mettere in scena il primo Don Carlos, quello che ando in scena una volta sola alla prova generale dell'opera?

Quante cose si capiscono vedendo, pur con tutte le sue inevitabili approssimazioni rispetto all'originale, questa ricostruzione di uno dei piu celebri allestimenti di Luchino Visconti! Intanto chi non ha l'età per averne fatto esperienza diretta si trova davanti all'immagine evidente di come si faceva spettacolo d'opera fino agli anni Sessanta, e con essa coglie la vera essenza del grande repertorio italiano, il suo essere manifestazione di una cultura popolare che nella grande mogeneizzazione/americanizzazione/standardizzazione di oggi non esiste piu.

Non è facile, adesso, abbandonarsi con atteggiamento "vergine" a queste scene dipinte, a questa assenza di sovrastrutture intellettualistiche, a questo gusto per l'oleografia, a questo modo di fare regia che ha soprattutto due obiettivi che i registi di oggi nemmeno prendono in considerazione. Il primo: concepire movimenti che rispettino le indicazioni del libretto e i suggerimenti dello spartito e raccontino la storia nella maniera il piu possibile chiara e coinvolgente. Il secondo: cogliere le potenzialità spettacolari del libretto e con lui (e non contro di lui o nonostante lui) costruire, per successive aggiunte, quei tableaux vivants che sono una delle caratteristiche drammaturgiche imprescindibili del grand-opéra. Nello spettacolo di Visconti i quadri finali della scena dell'autodafè e del carcere toglievano il respiro tanto erano belli. E realizzati grazie all'ammirevole padronanza della tecnica registica vera, quella che sa muovere e comporre le masse, che sa recuperare i riferimenti figurativi appropriati, che sa cogliere nel testo i suggerimenti per il proprio contributo senza la patetica pretesa di sovrapporre ad esso drammaturgie alternative spesso inconsistenti.

La realizzazione musicale è stata complessivamente di altissimo livello. Non posso purtroppo andare oltre un giudizio genericamente positivo sulla direzione di Zubin Mehta, poiché credo che la mia collocazione nella sala, proprio sopra la banda degli ottoni e le percussioni, abbia falsato parecchio la mia percezione del contributo orchestrale. Immagino che chi stava in posti meno infelici da questo punto di vista abbia sentito un'orchestra molto piu equilibrata di quanto non abbia sentito io.

Al vertice del cast la Eboli di Violeta Urmana e la Elisabetta di Barbara Frittoli. La prima ha un timbro sfarzoso di mezzosoprano unito a una incredibile facilità nel registro acuto che le ha guadagnato vere e proprie ovazioni dopo un trascinante finale di O don fatale. Barbara Frittoli ha una presenza vocale obiettivamente meno consistente, sia per volume che per bellezza del colore. Il personaggio, poi, deve attendere il quinto atto per giocare la sua grande carta. Ma la sua è stata un'Elisabetta giovane, bellissima, piagata e vocalmente impeccabile. Tu che le vanità è stato un momento di grande commozione, anch'esso salutato da un applauso trionfale.

Roberto Scandiuzzi, Filippo II, ha cominciato non bene, con qualche muggito e accenti rudi e poco convincenti, ma è rientrato ben presto nei ranghi e ha fatto un Filippo duro e giovanile, di grande presenza vocale e scenica.

Fabio Armiliato ha dato una prova efficiente, forse non molto approfondita dal punto di vista dell'interpretazione (la fragilità nervosa del personaggio latitava) ma vocalmente sicura e teatralmente disinvolta. Armiliato è un cantante affidabile, che non si strozza negli acuti e recita e interpreta sia col corpo che con la voce. Bisogna dargli atto che senza essere un fuoriclasse ha saputo dare a quest'immensa opera un protagonista efficace.

Meno significativo il Posa dell'ormai onnipresente Carlo Guelfi, statico sia fisicamente che vocalmente e con una discutibilissima e fastidiosa propensione a mettere la voce nel naso. Il timbro, poi, è comune e poco si addice al nobilissimo personaggio di Rodrigo. Gli va dato atto di aver eseguito i molti trilli previsti dalla partitura, o almeno di averci provato. La resa del personaggio, pero, era incompleta.

Nel complesso, comunque, si è trattato di una serata memorabile, nel corso della quale l'immenso affresco verdiano ha ricevuto una realizzazione fra le migliori oggi possibili.

Riccardo Domenichini

Don Carlo will be broadcast by Radio 3 on 16 December at 1800 GMT. Click here for details.

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