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Recently in Performances

Proms Saturday Matinée 1

It might seem churlish to complain about the BBC Proms coverage of Pierre Boulez’s 90th anniversary. After all, there are a few performances dotted around — although some seem rather oddly programmed, as if embarrassed at the presence of new or newish music. (That could certainly not be claimed in the present case.)

The Maid of Pskov (Pskovityanka) , St. Petersburg

I recently spent four days in St. Petersburg, timed to coincide with the annual Stars of the White Nights Festival. Yet the most memorable singing I heard was neither at the Mariinsky Theater nor any other performance hall. It was in the small, nearly empty church built for the last Tsar, Nicholas II, at Tsarskoye Selo.

Prom 11 — Grange Park Opera: Fiddler on the Roof

As I walked up Exhibition Road on my way to the Royal Albert Hall, I passed a busking tuba player whose fairground ditties were enlivened by bursts of flame which shot skyward from the bell of his instrument, to the amusement and bemusement of a rapidly gathering pavement audience.

Saul, Glyndebourne

A brilliant theatrical event, bringing Handel’s theatre of the mind to life on stage

Roberta Invernizzi, Wigmore Hall

‘Here, thanks be to God, my opera is praised to the skies and there is nothing in it which does not please greatly.’ So wrote Antonio Vivaldi to Marchese Guido Bentivoglio d’Aragona in Ferrara in 1737.

Montemezzi: L’amore dei tre Re

Asphyxiations, atrophy by poison, assassination: in Italo Montemezzi’s L’amore dei tre Re (The Love of the Three Kings, 1913) foul deed follows foul deed until the corpses are piled high. 

Prom 4: Andris Nelsons

The precision of attack in the opening to Beethoven’s Creatures of Prometheus Overture signalled thoroughgoing excellence in the contribution of the CBSO to this concert.

BBC Proms: The Cardinall’s Musick

When he was skilfully negotiating the not inconsiderable complexities, upheavals and strife of musical and religious life at the English royal court during the Reformation, Thomas Tallis (c.1505-85) could hardly have imagined that more than 450 years later people would be queuing round the block for the opportunity spend their lunch-hour listening to the music that he composed in service of his God and his monarch.

Oberon, Persephone and Iolanta at the Aix Festival

Two of the important late twentieth century stage directors, Robert Carsen and Peter Sellars, returned to the Aix Festival this summer. Carsen’s A Midsummer Night’s Dream is a masterpiece, Sellars’ strange Tchaikovsky/Stravinsky double bill is simply bizarre.

Betrothal and Betrayal : JPYA at the ROH

The annual celebration of young talent at the Royal Opera House is a magnificent showcase, and it was good to see such a healthy audience turnout.

Jenůfa Packs a Wallop at DMMO

There are few operas that can rival the visceral impact of a well-staged Jenůfa and Des Moines Metro Opera has emphatically delivered the goods.

Des Moines Fanciulla a Minnie-Triumph

The Girl of the Golden West (La Fanciulla del West) often gets eclipsed when compared to the rest of the mature Puccini canon.

First Night of the BBC Proms 2015

First Night of the BBC Proms 2015 with Sakari Oramo in exuberant form, pulling off William Walton’s Belshazzar’s Feast with the theatrical flair it deserves.

Monsters and Marriage at the Aix Festival

Plus an evening by the superb Modigliani Quartet that complimented the brief (55 minutes) a cappella opera for six female voices Svadba (2013) by Serbian composer Ana Sokolovic (b. 1968). She lives in Canada.

Des Moines: A Whole Other Secret Garden

With its revelatory production of Rappaccini’s Daughter performed outdoors in the city’s refurbished Botanical Gardens, Des Moines Metro Opera has unlocked the gate to a mysterious, challenging landscape of musical delights.

Seductive Abduction in Iowa

Des Moines Metro Opera has quite a crowd-pleasing production of The Abduction from the Seraglio on its hands.

A Midsummer Night’s Dream, Garsington Opera

Even by Shakespeare’s standards A Midsummer Night’s Dream, one of his earlier plays, boasts a particularly fantastical plot involving a bunch of aristocrats (the Athenian Court of Theseus), feuding gods and goddesses (Oberon and Titania), ‘Rude Mechanicals’ (Bottom, Quince et al) and assorted faeries and spirits (such as Puck).

Richard Wagner: Tristan und Isolde

What do we call Tristan und Isolde? That may seem a silly question. Tristan und Isolde, surely, and Tristan for short, although already we come to the exquisite difficulty, as Tristan and Isolde themselves partly seem (though do they only seem?) to recognise of that celebrated ‘und’.

Debussy: Pelléas et Mélisande

So this was it, the Pelléas which had apparently repelled critics and other members of the audience on the opening night. Perhaps that had been exaggeration; I avoided reading anything substantive — and still have yet to do so.

Richard Strauss: Arabella

I had last seen Arabella as part of the Munich Opera Festival’s Richard Strauss Week in 2008. It is not, I am afraid, my favourite Strauss opera; in fact, it is probably my least favourite. However, I am always willing to be convinced.

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Performances

12 Dec 2004

Don Carlo a Firenze

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin...

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin Mehta non abbandona il podio. Il sommesso scambio di chiacchiere in platea e nelle due gallerie si smorza all'improvviso quando un signore con un microfono in mano esce al proscenio e legge un comunicato che grosso modo dice: il teatro fiorentino censura con forza i tagli ai finanziamenti decisi dal governo e, piu in generale, la sempre minor considerazione che ricevono oggi la cultura e soprattutto il teatro d'opera. Ricorda che il teatro stesso è una casa che dà lavoro a centinaia di persone, le quali hanno deciso di rivelarsi al pubblico non con uno sciopero ma mostrando almeno una parte del lavoro che sta "dietro" lo spettacolo che sta andando in scena.

Il sipario si riapre e il cambio avviene a scena aperta. In pochi minuti decine di macchinisti demoliscono la gigantesca tomba di Carlo V nella chiesa di San Giusto e costruiscono al suo posto l'incredibile prospettiva del chiostro, dove Eboli dovrà intrattenere le dame della corte. E mentre giganteschi pilastri gotici si scoprono dipinti su tela e salgono al cielo, mentre calano le arcate del portico e i cipressi che si alzano nel fondo, mentre l'enorme cancellata d'oro che circondava la tomba viene assicurata a funi e fatta letteralmente volar via, scrosciano gli applausi di un pubblico stupefatto e solidale.

Questa imprevista divagazione nella rappresentazione è stata, al di là del suo significato primo e politico, una vera lezione di teatro, un momento che gli spettatori in sala ricorderanno per molto tempo. E, per di piu, incastonato in uno spettacolo straordinario.

Il Comunale di Firenze ha deciso di rappresentare, a giorni alterni e con due cast diversi, la versione in cinque atti e quella in quattro. Come al solito, quando si decide di rappresentare il Don Carlo si finisce sempre per combinare qualche pasticcio col testo utilizzato: evidentemente non basta decidere per una delle diverse versioni disponibili, da quella di Parigi, ovviamente in francese, in cinque atti e col ballo ma con brani eliminati da Verdi dopo la prova generale per accorciare la durata dello spettacolo, a quelle italiane: Bologna 1867, cinque atti col ballo, semplice traduzione in italiano della versione francese; Milano 1884, ridotta a quattro atti; Modena 1886, riportata a cinque atti ma senza ballo. Nel mezzo, altre modifiche apportate in occasione di una ripresa napoletana. Quella rappresentata a Firenze assieme alla versione di Milano (alla quale pero, se ho capito bene, è stata tagliata l'aria del tenore nel primo atto) è stata nella sostanza la versione di Modena ma con l'aggiunta, come si era fatto alla Fenice nel 1973 e alla Scala nel '77, di due dei brani che Verdi aveva tagliato, solo per ragioni pratiche, prima della prima rappresentazione assoluta: il coro di apertura nel bosco di Fointanbleau e il grande concertato in morte di Posa. Brano a cui Verdi teneva evidentemente molto, visto che tolto dal Don Carlos divenne poi il Lacrymosa della Messa di Requiem. Queste contaminazioni fra versioni diverse mi lasciano sempre perplesso. Non sarebbe piu semplice e corretto decidere per una delle possibili versioni autentiche ed eseguirla sic et simpliciter? E, meglio ancora, non sarebbe ora che qualcuno si decidesse a mettere in scena il primo Don Carlos, quello che ando in scena una volta sola alla prova generale dell'opera?

Quante cose si capiscono vedendo, pur con tutte le sue inevitabili approssimazioni rispetto all'originale, questa ricostruzione di uno dei piu celebri allestimenti di Luchino Visconti! Intanto chi non ha l'età per averne fatto esperienza diretta si trova davanti all'immagine evidente di come si faceva spettacolo d'opera fino agli anni Sessanta, e con essa coglie la vera essenza del grande repertorio italiano, il suo essere manifestazione di una cultura popolare che nella grande mogeneizzazione/americanizzazione/standardizzazione di oggi non esiste piu.

Non è facile, adesso, abbandonarsi con atteggiamento "vergine" a queste scene dipinte, a questa assenza di sovrastrutture intellettualistiche, a questo gusto per l'oleografia, a questo modo di fare regia che ha soprattutto due obiettivi che i registi di oggi nemmeno prendono in considerazione. Il primo: concepire movimenti che rispettino le indicazioni del libretto e i suggerimenti dello spartito e raccontino la storia nella maniera il piu possibile chiara e coinvolgente. Il secondo: cogliere le potenzialità spettacolari del libretto e con lui (e non contro di lui o nonostante lui) costruire, per successive aggiunte, quei tableaux vivants che sono una delle caratteristiche drammaturgiche imprescindibili del grand-opéra. Nello spettacolo di Visconti i quadri finali della scena dell'autodafè e del carcere toglievano il respiro tanto erano belli. E realizzati grazie all'ammirevole padronanza della tecnica registica vera, quella che sa muovere e comporre le masse, che sa recuperare i riferimenti figurativi appropriati, che sa cogliere nel testo i suggerimenti per il proprio contributo senza la patetica pretesa di sovrapporre ad esso drammaturgie alternative spesso inconsistenti.

La realizzazione musicale è stata complessivamente di altissimo livello. Non posso purtroppo andare oltre un giudizio genericamente positivo sulla direzione di Zubin Mehta, poiché credo che la mia collocazione nella sala, proprio sopra la banda degli ottoni e le percussioni, abbia falsato parecchio la mia percezione del contributo orchestrale. Immagino che chi stava in posti meno infelici da questo punto di vista abbia sentito un'orchestra molto piu equilibrata di quanto non abbia sentito io.

Al vertice del cast la Eboli di Violeta Urmana e la Elisabetta di Barbara Frittoli. La prima ha un timbro sfarzoso di mezzosoprano unito a una incredibile facilità nel registro acuto che le ha guadagnato vere e proprie ovazioni dopo un trascinante finale di O don fatale. Barbara Frittoli ha una presenza vocale obiettivamente meno consistente, sia per volume che per bellezza del colore. Il personaggio, poi, deve attendere il quinto atto per giocare la sua grande carta. Ma la sua è stata un'Elisabetta giovane, bellissima, piagata e vocalmente impeccabile. Tu che le vanità è stato un momento di grande commozione, anch'esso salutato da un applauso trionfale.

Roberto Scandiuzzi, Filippo II, ha cominciato non bene, con qualche muggito e accenti rudi e poco convincenti, ma è rientrato ben presto nei ranghi e ha fatto un Filippo duro e giovanile, di grande presenza vocale e scenica.

Fabio Armiliato ha dato una prova efficiente, forse non molto approfondita dal punto di vista dell'interpretazione (la fragilità nervosa del personaggio latitava) ma vocalmente sicura e teatralmente disinvolta. Armiliato è un cantante affidabile, che non si strozza negli acuti e recita e interpreta sia col corpo che con la voce. Bisogna dargli atto che senza essere un fuoriclasse ha saputo dare a quest'immensa opera un protagonista efficace.

Meno significativo il Posa dell'ormai onnipresente Carlo Guelfi, statico sia fisicamente che vocalmente e con una discutibilissima e fastidiosa propensione a mettere la voce nel naso. Il timbro, poi, è comune e poco si addice al nobilissimo personaggio di Rodrigo. Gli va dato atto di aver eseguito i molti trilli previsti dalla partitura, o almeno di averci provato. La resa del personaggio, pero, era incompleta.

Nel complesso, comunque, si è trattato di una serata memorabile, nel corso della quale l'immenso affresco verdiano ha ricevuto una realizzazione fra le migliori oggi possibili.

Riccardo Domenichini

Don Carlo will be broadcast by Radio 3 on 16 December at 1800 GMT. Click here for details.

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