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Recently in Performances

Guillaume Tell, Covent Garden

It is twenty-three years since Rossini’s opera of cultural oppression, inspiring heroism and tender pathos was last seen on the Covent Garden stage, but this eagerly awaited new production of Guillaume Tell by Italian director Damiano Micheletto will be remembered more for the audience outrage and vociferous mid-performance booing that it provoked — the most persistent and strident that I have heard in this house — than for its dramatic, visual or musical impact.

Aida, Opera Holland Park

With its outrageous staging demands, you sometimes wonder why opera companies want to produce Verdi’s Aida. But the piece is about far more than pharaohs, pyramids and camels.

Death in Venice, Garsington Opera

Given the enduring resonance and impact of the magnificent visual aesthetic of Visconti’s 1971 film of Thomas Mann’s novella, opera directors might be forgiven for concluding that Britten’s Death in Venice does not warrant experimentation with period and design, and for playing safe with Edwardian elegance, sweeping Venetian vistas and stylised seascapes.

La Rondine Swoops Into St. Louis

If La Rondine (The Swallow) is a less-admired work than rest of the mature Puccini canon, you wouldn’t have known it by the lavish production now lovingly staged by Opera Theatre of Saint Louis.

Emmeline a Stunner in Saint Louis

Few companies have championed new or neglected works quite as fervently and consistently as the industrious Opera Theatre of Saint Louis.

Luminous Handel in Saint Louis

For Opera Theatre of Saint Louis, “everything old is new again.”

Two Women in San Francisco

Why would an American opera company devote its resources to the premiere of an opera by an Italian composer? Furthermore a parochially Italian story?

Les Troyens in San Francisco

Berlioz’ Les Troyens is in two massive parts — La prise de Troy and Troyens à Carthage.

Dog Days at REDCAT

On Saturday evening June 13, 2015, Los Angeles Opera presented Dog Days, a new opera with music by David T. Little and a text by Royce Vavrek. In the opera adopted from a story of the same name by Judy Budnitz, thirteen-year-old Lisa tells of her family’s mental and physical disintegration resulting from the ravages of a horrendous war.

Opera Las Vegas Presents Exquisite Madama Butterfly

Audiences at the Teatro alla Scala in Milan first saw Madama Butterfly on February 17, 1904. It was not the success it is these days, and Puccini revised it before its scheduled performances in Brescia.

Yardbird, Philadelphia

Opera Philadelphia is a very well-managed opera company with a great vision. Every year it presents a number of well-known “warhorse” operas, usually in the venerable Academy of Music, and a few more adventurous productions, usually in a chamber opera format suited to the smaller Pearlman Theater.

Giovanni Paisiello: Il Barbiere di Siviglia

Written in 1783, Giovanni Paisiello’s Il Barbiere di Siviglia reigned for three decades as one of Europe’s most popular operas, before being overshadowed forever by Rossini’s classic work.

Princeton Festival: Le Nozze di Figaro

The Princeton Festival has established a reputation for high-quality summer opera. In recent years works by Handel, Britten, Rachmaninoff, Stravinsky, Wagner and Gershwin have been performed at Matthews Theater on Princeton University campus: a 1100-seat auditorium with good sight-lines though a somewhat dry and uneven acoustic.

Die Entführung aus dem Serail,
Glyndebourne

Die Entführung aus dem Serail was Mozart’s first great public success in Vienna, and it became the composer’s most oft performed opera during his lifetime.

German Lieder Is Given a Dramatic Twist by The Ensemble for the Romantic Century

The Ensemble for the Romantic Century offered a thoughtful and well-curated evening in their production of The Sorrows of Young Werther, which is part theatrical performance and part art song concert.

Hans Werner Henze: Ein Landarzt and Phaedra

This was an adventurous double bill of two ‘quasi-operas’ by Hans Werner Henze, performed by young singers who are studying on the postgraduate Opera Course at the Guildhall School of Music and Drama.

Dido and Aeneas, Spitalfields Festival

High brick walls, a cavernous space, entered via a narrow passage just off a London thoroughfare: Village Underground in Shoreditch is probably not that far removed from the venue in which Henry Purcell’s Dido and Aeneas was first performed — whether that was Josiah Priest’s girl’s school in Chelsea or the court of Charles II or James II.

Intermezzo, Garsington Opera

Hats off to Garsington for championing once again some criminally neglected Strauss. I overheard someone there opine, ‘Of course, you can understand why it isn’t done very often.’

Cosi fan tutte, Garsington Opera

Mozart and Da Ponte’s Cosi fan tutte provides little in the way of background or back story for the plot, thus allowing directors to set the piece in a variety settings.

The Queen of Spades, ENO

Based on a play, Chrysomania (The Passion for Money), by the Russian playwright Prince Alexander Shokhovskoy, Pushkin’s short story The Queen of Spades is, in the words of one literary critic, ‘a sardonic commentary on the human condition’.

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Performances

12 Dec 2004

Don Carlo a Firenze

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin...

Firenze, teatro Comunale. Si rappresenta il Don Carlo nell'edizione in cinque atti, con la ricostruzione dello storico allestimento di Luchino Visconti. A metà del secondo atto il sipario si chiude per il cambio di scena. Mezze luci in sala, Zubin Mehta non abbandona il podio. Il sommesso scambio di chiacchiere in platea e nelle due gallerie si smorza all'improvviso quando un signore con un microfono in mano esce al proscenio e legge un comunicato che grosso modo dice: il teatro fiorentino censura con forza i tagli ai finanziamenti decisi dal governo e, piu in generale, la sempre minor considerazione che ricevono oggi la cultura e soprattutto il teatro d'opera. Ricorda che il teatro stesso è una casa che dà lavoro a centinaia di persone, le quali hanno deciso di rivelarsi al pubblico non con uno sciopero ma mostrando almeno una parte del lavoro che sta "dietro" lo spettacolo che sta andando in scena.

Il sipario si riapre e il cambio avviene a scena aperta. In pochi minuti decine di macchinisti demoliscono la gigantesca tomba di Carlo V nella chiesa di San Giusto e costruiscono al suo posto l'incredibile prospettiva del chiostro, dove Eboli dovrà intrattenere le dame della corte. E mentre giganteschi pilastri gotici si scoprono dipinti su tela e salgono al cielo, mentre calano le arcate del portico e i cipressi che si alzano nel fondo, mentre l'enorme cancellata d'oro che circondava la tomba viene assicurata a funi e fatta letteralmente volar via, scrosciano gli applausi di un pubblico stupefatto e solidale.

Questa imprevista divagazione nella rappresentazione è stata, al di là del suo significato primo e politico, una vera lezione di teatro, un momento che gli spettatori in sala ricorderanno per molto tempo. E, per di piu, incastonato in uno spettacolo straordinario.

Il Comunale di Firenze ha deciso di rappresentare, a giorni alterni e con due cast diversi, la versione in cinque atti e quella in quattro. Come al solito, quando si decide di rappresentare il Don Carlo si finisce sempre per combinare qualche pasticcio col testo utilizzato: evidentemente non basta decidere per una delle diverse versioni disponibili, da quella di Parigi, ovviamente in francese, in cinque atti e col ballo ma con brani eliminati da Verdi dopo la prova generale per accorciare la durata dello spettacolo, a quelle italiane: Bologna 1867, cinque atti col ballo, semplice traduzione in italiano della versione francese; Milano 1884, ridotta a quattro atti; Modena 1886, riportata a cinque atti ma senza ballo. Nel mezzo, altre modifiche apportate in occasione di una ripresa napoletana. Quella rappresentata a Firenze assieme alla versione di Milano (alla quale pero, se ho capito bene, è stata tagliata l'aria del tenore nel primo atto) è stata nella sostanza la versione di Modena ma con l'aggiunta, come si era fatto alla Fenice nel 1973 e alla Scala nel '77, di due dei brani che Verdi aveva tagliato, solo per ragioni pratiche, prima della prima rappresentazione assoluta: il coro di apertura nel bosco di Fointanbleau e il grande concertato in morte di Posa. Brano a cui Verdi teneva evidentemente molto, visto che tolto dal Don Carlos divenne poi il Lacrymosa della Messa di Requiem. Queste contaminazioni fra versioni diverse mi lasciano sempre perplesso. Non sarebbe piu semplice e corretto decidere per una delle possibili versioni autentiche ed eseguirla sic et simpliciter? E, meglio ancora, non sarebbe ora che qualcuno si decidesse a mettere in scena il primo Don Carlos, quello che ando in scena una volta sola alla prova generale dell'opera?

Quante cose si capiscono vedendo, pur con tutte le sue inevitabili approssimazioni rispetto all'originale, questa ricostruzione di uno dei piu celebri allestimenti di Luchino Visconti! Intanto chi non ha l'età per averne fatto esperienza diretta si trova davanti all'immagine evidente di come si faceva spettacolo d'opera fino agli anni Sessanta, e con essa coglie la vera essenza del grande repertorio italiano, il suo essere manifestazione di una cultura popolare che nella grande mogeneizzazione/americanizzazione/standardizzazione di oggi non esiste piu.

Non è facile, adesso, abbandonarsi con atteggiamento "vergine" a queste scene dipinte, a questa assenza di sovrastrutture intellettualistiche, a questo gusto per l'oleografia, a questo modo di fare regia che ha soprattutto due obiettivi che i registi di oggi nemmeno prendono in considerazione. Il primo: concepire movimenti che rispettino le indicazioni del libretto e i suggerimenti dello spartito e raccontino la storia nella maniera il piu possibile chiara e coinvolgente. Il secondo: cogliere le potenzialità spettacolari del libretto e con lui (e non contro di lui o nonostante lui) costruire, per successive aggiunte, quei tableaux vivants che sono una delle caratteristiche drammaturgiche imprescindibili del grand-opéra. Nello spettacolo di Visconti i quadri finali della scena dell'autodafè e del carcere toglievano il respiro tanto erano belli. E realizzati grazie all'ammirevole padronanza della tecnica registica vera, quella che sa muovere e comporre le masse, che sa recuperare i riferimenti figurativi appropriati, che sa cogliere nel testo i suggerimenti per il proprio contributo senza la patetica pretesa di sovrapporre ad esso drammaturgie alternative spesso inconsistenti.

La realizzazione musicale è stata complessivamente di altissimo livello. Non posso purtroppo andare oltre un giudizio genericamente positivo sulla direzione di Zubin Mehta, poiché credo che la mia collocazione nella sala, proprio sopra la banda degli ottoni e le percussioni, abbia falsato parecchio la mia percezione del contributo orchestrale. Immagino che chi stava in posti meno infelici da questo punto di vista abbia sentito un'orchestra molto piu equilibrata di quanto non abbia sentito io.

Al vertice del cast la Eboli di Violeta Urmana e la Elisabetta di Barbara Frittoli. La prima ha un timbro sfarzoso di mezzosoprano unito a una incredibile facilità nel registro acuto che le ha guadagnato vere e proprie ovazioni dopo un trascinante finale di O don fatale. Barbara Frittoli ha una presenza vocale obiettivamente meno consistente, sia per volume che per bellezza del colore. Il personaggio, poi, deve attendere il quinto atto per giocare la sua grande carta. Ma la sua è stata un'Elisabetta giovane, bellissima, piagata e vocalmente impeccabile. Tu che le vanità è stato un momento di grande commozione, anch'esso salutato da un applauso trionfale.

Roberto Scandiuzzi, Filippo II, ha cominciato non bene, con qualche muggito e accenti rudi e poco convincenti, ma è rientrato ben presto nei ranghi e ha fatto un Filippo duro e giovanile, di grande presenza vocale e scenica.

Fabio Armiliato ha dato una prova efficiente, forse non molto approfondita dal punto di vista dell'interpretazione (la fragilità nervosa del personaggio latitava) ma vocalmente sicura e teatralmente disinvolta. Armiliato è un cantante affidabile, che non si strozza negli acuti e recita e interpreta sia col corpo che con la voce. Bisogna dargli atto che senza essere un fuoriclasse ha saputo dare a quest'immensa opera un protagonista efficace.

Meno significativo il Posa dell'ormai onnipresente Carlo Guelfi, statico sia fisicamente che vocalmente e con una discutibilissima e fastidiosa propensione a mettere la voce nel naso. Il timbro, poi, è comune e poco si addice al nobilissimo personaggio di Rodrigo. Gli va dato atto di aver eseguito i molti trilli previsti dalla partitura, o almeno di averci provato. La resa del personaggio, pero, era incompleta.

Nel complesso, comunque, si è trattato di una serata memorabile, nel corso della quale l'immenso affresco verdiano ha ricevuto una realizzazione fra le migliori oggi possibili.

Riccardo Domenichini

Don Carlo will be broadcast by Radio 3 on 16 December at 1800 GMT. Click here for details.

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